P. Ambrogio Valzasina, rettore_0

Parola al Rettore!

Lei è stato allievo dello Zaccaria, come è cambiata la vita scolastica da allora?

Piuttosto direi ciò che non è cambiato: è rimasto assolutamente uguale l’impegno scolastico richiesto agli studenti, la qualità della formazione e dello studio, la semplicità dei rapporti e la capacità di essere una scuola aperta a tutti. Sono cambiati, invece, gli studenti; di conseguenza, si è modificata la modalità con cui viene richiesto questo impegno e la relazione tra professori e studenti. A mio parere, oggi si vive maggiormente l’aspetto comunitario: prima eravamo più individualisti, ogni classe era una realtà a sé; invece, adesso, c’è più partecipazione tra esse.

 

Come si è manifestata l’impronta barnabitica sull’Istituto?

L’esperienza barnabitica consiste nella familiarità, nell’apertura mentale, nel cercare di farvi crescere in un ambiente costituito da rapporti semplici e, soprattutto, di farvi comprendere che l’amicizia non è un “clic”, ma qualcosa che si costruisce nel tempo. Non dimentichiamoci, però, che nella scuola barnabitica anche l’impronta laica è forte e la dimensione religiosa è solo una proposta perché questa deve nascere dalla finezza interiore.

 

Come si sono riflesse sulla scuola le trasformazioni della nostra società?

Si sono riflesse sicuramente in termini positivi: attualmente, c’è una richiesta maggiore di “internazionalizzazione”. La nostra è una società che richiede tante competenze, per questo motivo, bisogna abituare i ragazzi a ragionare, ad assumersi le responsabilità e a capire che è necessario lavorare insieme.

 

Padre, secondo lei quali sono le competenze e i valori imprescindibili per la classe dirigente del domani?

A dei ragazzi che si stanno preparando per il futuro io consiglierei di prendere sul serio il loro dovere e di essere responsabili nella propria vita, perché penso che la miglior preparazione sia questa. Una classe dirigente deve avere un’apertura mentale, deve staccarsi da un “provincialismo” un po’ tipico dell’Italia e deve accorgersi che il mondo è più vasto. Bisogna far comprendere questo aspetto ai ragazzi già nel loro periodo di formazione, anche mediante lo studio delle lingue, che è importantissimo. La scuola è sempre attenta su questo tema e, negli ultimi anni, si sono fatti progressi notevoli. Secondo me, se gli studenti seguissero diligentemente il percorso di lingue, raggiungerebbero risultati brillanti. Inoltre, ci sono molte proposte di esperienze all’estero, che vanno a implementare questo progetto.

 

In questi anni ha fatto molti viaggi estivi con gli alunni, come si è trovato? Il suo rapporto con i ragazzi è cambiato dopo aver vissuto con loro?

L’esperienza con i ragazzi all’estero è sempre positiva: mi piace accompagnarli e vivere con loro. Non so se sia il mio rapporto che cambia con gli allievi o il loro in presenza del Rettore.

A questo proposito vi racconto un aneddoto che mi è capitato quando ero a Sevenoaks con gli alunni delle medie. Il dirigente della scuola estiva dove eravamo mi ha fatto i complimenti perché tra me e i ragazzi si era instaurato un rapporto “veramente bello da vedere”. Egli si è accorto che gli studenti mi rispettavano anche se io stavo in mezzo a loro e mi ha spiegato che gli anglosassoni non sono in grado di stabilire una relazione così perché sono molto formali.

 

Qual è l’itinerario previsto per quest’anno?

New York, uno degli itinerari più belli. Visiteremo la città e saremo proprio a Manhattan tutti i giorni fino alle undici di sera. Inoltre, quest’anno abbiamo promosso anche un’esperienza per la lingua spagnola, invece il viaggio in Francia è ancora in via di sviluppo; per il momento, abbiamo intrapreso un gemellaggio. È più difficile organizzare la vacanza studio in Cina, però la professoressa si sta adoperando.

 

Ha progetti futuri per lo Zaccaria?

Sì, ma se li diciamo, poi la concorrenza ne viene a conoscenza. Ci sono sicuramente dei progetti futuri: in questi anni, lo Zaccaria si è sempre rinnovato (e continuerà a farlo) non solo nelle strutture, ma anche nei percorsi formativi, in quelli sportivi e in tanti altri.

 

Come si immagina la nostra scuola fra qualche anno?

Mi immagino una scuola sempre più viva, vivace, aperta e accogliente, non percepita dai ragazzi soltanto come un luogo dove apprendere conoscenze o competenze, ma anche come ambiente di vita, dove lo studente possa veramente comprendere che sta crescendo.

 

Secondo Lei, l’apporto delle nuove tecnologie all’apprendimento è sempre positivo?

Non sempre, dipende da come lo si utilizza. La scuola aveva già incominciato lo studio dell’apporto delle nuove tecnologie col maestro Bardone nel ’94. Proprio per cercare di collocare l’aspetto didattico delle tecnologie nel suo giusto contesto, abbiamo lavorato con due università: inizialmente l’Università fisica di Pavia, poi l’Università Cattolica. Bisogna sempre ricordarsi che la tecnologia non deve essere sostituita all’intelligenza umana né alla memoria e che è uno strumento, quindi non deve diventare una nostra appendice.

 

Cosa rappresenta per la nostra comunità la caffetteria? Perché è stata realizzata?

La caffetteria è un desiderio che nasce dalla comunità degli studenti già negli anni ’70, quando io studiavo all’Istituto Zaccaria. Dopo più di quarant’anni siamo riusciti a creare non tanto un bar generico, ma un luogo di ritrovo dove si possono, secondo me, sperimentare relazioni informali tra studenti e professori.

 

Cosa offre lo Zaccaria come attività pomeridiane? Il ministero ha recentemente varato il decreto 935 per gli studenti che praticano sport agonistico, come ha accolto l’Istituto quest’iniziativa?

Allo Zaccaria non mancano le strutture per praticare sport. Infatti, questa è sempre stata una scuola che ha spronato gli studenti a praticare sport sia a livello agonistico che amatoriale. È importante coltivare questa passione perché insegna ai ragazzi lo spirito di squadra. Inoltre, la scuola partecipa al progetto web sport 360 del MIUR per l’attività agonistica, che permette ad atleti di alto livello di frequentare un ottimo liceo e, al tempo stesso, di avere un piano di studio diversificato che vada incontro alle loro esigenze sportive.

 

Ci potrebbe parlare della novità del blog? Quali sono gli obiettivi?

Ovviamente sarà un percorso lungo poiché bisognerà impostarlo, lavorarci e creare una squadra; servirà sempre un gruppo che vi lavori, però la cosa bella è proprio questa: più si condivide e più si cresce.

 

Potrebbe dire qualcosa in merito alle giornate culturali, perché gli studenti per 3 o 4 giorni all’anno interrompono la didattica per dedicarsi ad altro?

Anche nelle giornate culturali c’è stata un’evoluzione perché agli inizi venivano affidate a persone esterne col fine di dirigerle e gli studenti avevano un ruolo quasi passivo. A me, invece, piace che gli allievi abbiano un ruolo attivo affinché imparino cosa significa organizzare, confrontarsi e guardarsi intorno per scegliere argomenti e temi. A mio avviso, questi sono momenti molto importanti, anche perché lasciare l’Istituto in mano agli studenti per tre o quattro giorni è una grande responsabilità; io mi sento di dar loro fiducia perché per noi Padri Barnabiti responsabilità e fiducia sono due qualità molto importanti che non si creano a parole, ma nei gesti che si compiono ogni giorno.

 

Padre Ambrogio Valzasina

 

 

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